Gruppo Solidarietà


"Quella notte, lo sappiamo, i primi ad avere la notizia furono i pastori, ai quali l'Angelo disse che nella città di Davide era nato il Re dei re. Era tardi ed i più erano assonnati o stavano a chiacchierare con pochi vicini, ma la notizia sembrava di quelle troppo grandi per passare in silenzio. cominciarono allora a chiamarsi l'un l'altro e a domandare chi ne sapesse qualcosa: nessuno era al corrente. Con l'emozione, l'ingenuità e la curiosità che provavano, ben presto venne a tutti il desiderio di andare a vedere di cosa si trattasse. "Si - cominciò uno - ma avete sentito quello che ha detto? é nato il Re dei re e non possiamo andare a mani vuote". "é vero!", dissero gli altri in coro e tutti, chi più chi meno, cercavano nelle loro povere sacche qualcosa che potesse rappresentare anche un piccolo e simbolico dono. in un angolo del campo, di poco più anziano e miseramente vestito, se ne stava con le poche pecore che possedeva il piccolo Rehaèl; "E tu non vieni?", gli domandò il primo. "No, io non posso venire dal Re dei re, non ho proprio nulla da portargli. Lo sapete, non umiliatemi, lo sapete che non ho neppure di che campare. Non posso venire con questa mia povertà". "Ma dai - gli dissero tutti in coro - non puoi non venire a far festa al Re. Non ti preoccupare: te ne stai in fondo al gruppo e nessuno si accorgerà che credi di non avere più nulla da offrire". Non fu semplice convincere Rehaèl: con quella sua povertà era persuaso di non poter più vivere come facevano tutti gli altri. Tuttavia disse: "Va bene io mi vergogno e non verrei, ma credo che sia più importante venire a dare il mio saluto a questo nuovo nato". E così, uniti in gruppo e sostenendosi a vicenda, si avviarono. Giunti davanti alla grotta, videro un uomo, al suo fianco una giovane donna e, nelle mani di lei, la più dolce creatura che nessuno avesse mai visto prima. Qualcuno iniziò ad avvicinarsi a poi di seguito anche gli altri lo imitarono, cercando di consegnare alla giovane madre ciascuno il proprio dono; ma erano troppi e la donna non sapeva come fare. All'improvviso alzò lo sguardo e vede Rehaèl: "Amico, si proprio tu, tu che hai le mani libere, per favore mi puoi tenere il bambino, così che con le mani libere potrò prendere quello che loro mi stanno offrendo? mi tieni tu il bambino?" Noi, del gruppo di Solidarietà, ci sentiamo molto in sintonia con questo gruppo di pastori che incoraggiano il loro amico Rehaèl. Rehaèl è simile a tanti che, a causa di una malattia o per semplice fatto di essere anziani, si vergognano, si isolano o sentono che comunque non possono più vivere come tutti gli altri, impedendosi così di realizzare quello che, invece, sarebbe ancora possibile per la loro vita. Grazie alla testimonianza ed alla forza dell'amore ricevuto dagli altri, proprio nel momento in cui accettano di fidarsi, ricevono il dono più grande che la vita può offrire. Sappiamo che nessuno riceverà mai oggettivamente Gesù dalle mani di Maria, o meglio non lo sappiamo, non ne siamo certi. Forse quello stesso dono è già pronto, purché almeno si accetti di provare a vivere, anche se con quella povertà che umilia. se riuscissimo a far sentire ad un sofferente quanto sia importante per noi il suo amore, lo aiuteremo a comprendere che la vita può ancora andare avanti, perché c'è qualcuno che lo reputa capace di amare e di donare.